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Un PD vero ci vuole, per la Puglia Lettera apertaLe sconfitte non vanno sprecate. Leggere in profondità il sentimento di crisi e di incertezza che abita la vita reale delle persone prima ancora che le dinamiche della politica in questo mondo globale in frenata, ci serve. La politica, anche in questa tornata elettorale, ha dovuto fare i conti più con uno stato d’animo, la paura, che con un ragionamento. Abbiamo perso perché abbiamo rimosso o negato la paura (verso l’altro, gli altri, il futuro, la crisi, meglio la recessione...). Hanno vinto perché l’hanno riconosciuta ed esaltata, promettendo protezioni e risposte. Questa sconfitta è pesante perché non è solo elettorale ma soprattutto sociale. Ci fa cogliere un’Italia e una Puglia profondamente modificate rispetto alle nostre rappresentazioni. Se non capiamo e indaghiamo la portata di questa distanza, rischiamo di finire ai margini per un arco di tempo molto lungo. Non vogliamo sprecare la sconfitta, dunque. Allora, dobbiamo guardare i nostri limiti, affrontare le nostre debolezze. 1. Finora abbiamo fatto il partito senza politica. Una vera identificazione collettiva e partecipata attorno alle sfide comuni non l’abbiamo generata. La vita del partito è stata segnata dalle spinte dei personalismi e dalle svolte dei verticismi. Abbiamo pagato elettoralmente lo scarto tra il PD promesso dalle primarie e quello realizzato effettivamente. Un partito, popolare e di governo, richiede uno straordinario sforzo di democrazia, un’effervescenza creatrice delle idee. 2. Ragionare sulla sconfitta avviando la conta interna, magari con l’unico scopo di influenzare il prossimo ciclo elettorale, significa sprecarla. Il PD è nato per raccogliere la sfida della democrazia partecipata non per incrostare vecchie oligarchie e impiantarne di nuove. Ora ci vuole un PD vero. Lo chiede il nostro territorio. Qui, la primavera pugliese, ha dimostrato che solo quando la politica allarga lo spazio del protagonismo diffuso e si fa partecipata, riesce a mobilitare le energie di una società dinamica come quella pugliese. 3. Arretrare alle correnti, al sistema delle appartenenze originarie, lasciarsi vincere dalle nostalgie, camminare a testa indietro è un modo per sprecare la sconfitta. Pensiamo, invece, che questo sia il momento di guardare al futuro, di fare non uno, ma molti passi in avanti. Il PD non può essere la somma di contenitori, ma un’altra cosa radicalmente diversa, radicalmente nuova. Lo abbiamo proclamato e annunciato fin dall’inizio. Ora un PD audace ci vuole. Noi crediamo ancora al PD. Per questo vogliamo mischiare le carte, cominciare a ragionare insieme sui nodi irrisolti. • Il primo nodo è quello che riguarda la relazione tra partito e società. Tranne che per il momento delle primarie, il nostro partito si è di nuovo chiuso in vecchi modelli. Fa fatica a diventare un partito di cittadini attivi, facilitatore e moltiplicatore di partecipazione e impegno civico, presente sul territorio, sollecito a raccogliere le sfide del cambiamento e dell’innovazione da condurre nello spazio del governo. E’ ancora un partito di sezioni e poco di strada. Esclude più di quanto includa. Fuori dal partito c’è uno spaccato di società meridionale che corre il rischio di finire fuori dalle regole e fuori dal gioco. Il PD al sud deve essere non solo un partito politico ma anche in certa misura un partito sociale, che deve farsi carico della ricostruzione di una nuova rete di servizi di prossimità che non lasci soli i più deboli. Un PD sociale ci vuole. • Il secondo nodo è quello che riguarda il partito. Il PD è nato non con una ma con molte ambizioni, prima tra tutte quella di poter sostituire l’ideologia con le idee come forza che unisce le persone. In questo senso il PD deve diventare un organismo vivente non una fabbrica degli eletti. Abbiamo bisogno di rimettere al centro temi e reti, non funzioni e organigrammi. Abbiamo bisogno, e subito, di svolgere un pensiero corale su come strutturare reti di partecipazione interna effettiva attorno alle urgenze più acute, di appassionarci caldamente nella formulazione delle agende degli enti locali, di promuovere qualificati percorsi di formazione di nuovi gruppi dirigenti. Insomma, di sviluppare un orizzonte di futuro anche immediato verso cui muovere insieme. I dibattiti non possono ridursi a una simulazione, i canali non possono restringersi a quelli finti e arcaici. Un PD vivo ci vuole. • Il terzo nodo riguarda l’azione di governo. In questa fase di ristrutturazione dell’intera coalizione, sul PD ricade la massima parte della responsabilità politica delle nostre esperienze di governo. Arriviamo ai prossimi appuntamenti elettorali con una coalizione da ricostruire, con uno spirito unitario ampio da rigenerare. Corriamo il rischio di non colmare lo scarto tra quanto è stato fatto e quello che viene percepito. Siamo alla chiamata d’appello per conferire all’ultimo scorcio dei mandati quello slancio della politica che deriva solo da un’analisi adeguata e condivisa della nostra realtà. Un partito che non elabora è un partito che lascia sola l’azione di governo. Se questo sforzo non lo facciamo noi, non lo farà nessuno. Un PD responsabile ci vuole. Il contesto è cambiato. Al governo nazionale si è insediata una coalizione di centrodestra a marcata tradizione settentrionale e alla vigilia di una fase difficile di recessione. Non basta fare buona amministrazione. Dobbiamo vivere questa fase della nostra azione di governo per lanciare la sfida di un sud che si presenta diverso, esce dai ranghi di una rappresentazione regressiva e degradante. Dobbiamo rilanciare, altrimenti finiamo nell’angolo. Un PD meridionale e modernamente meridionalista ci serve. La partita dei prossimi due anni è troppo importante. Nell’alternanza, la prima volta è l’altro che perde, la seconda sei tu che vinci. Abbiamo una straordinaria opportunità per meritarci la vittoria, per radicare il cambiamento in misura profonda nel nostro territorio. La scommessa del PD può essere vinta solo se non rinuncia a nessuna delle sue ambizioni. Guglielmo Minervini Condividi su acebook::Commenti 1) 29.5.2008 - Inserito da gaetano.grillo Caro Guglielmo Ho sempre pensato, già dall'estate scorsa che i temi più avvincenti del nuovo progetto politico avviato dal PD, erano quelli più complessi e dunque di più difficile comprensione per molti. Il disegno era ed è un disegno concettuale (parlo da artista), non certo "figurativo"; un linguaggio che fonda la sua forza proprio sulla nuova complessità del presente. In qualche modo il contenuto tematico è molto, molto, avanti per riuscire a radicarsi in tempi brevi nella realtà; figuriamoci se una campagna elettorale precoce avrebbe consentito di capire pienamente la nuova sfida politica. A questo va aggiunto che la strategia di comunicazione, a mio giudizio, avrebbe dovuto essere fortissima e invece è stata timida; agnellino da latte per le fauci diaboliche del lupo che è a tutti gli effetti un fenomeno mediatico. Penso che il rilancio del PD non possa prescindere da una laborosissima attività di "rifondazione" di uno statuto di valori nettamente diverso da quello che il "Berlusconismo" ha costruito in 15 anni attraverso Mediaset e la distruzione della RAI. Berlusconi ha formato una nuova generazione che si riconosce in modelli che a noi fanno ribrezzo ma noi...cosa abbiamo formato nel frattempo? Anzi! Abbiamo imparato ad usare la politica in modo non diverso dai nostri antagonisti, senza marcare la differenza e questo, caro Guglielmo, ha molto stimolato il qualunquismo e la sfiducia nella politica. Credo che dobbiamo ripartire dalla FORMAZIONE, dobbiamo fare SCUOLA, ALTA FORMAZIONE. Il contenuto del disegno va bene ma deve essere capito profondamente e dovrà essere la COMPLESSITA' matura a sfidare il RUDE SINTETISMO dell'attuale Governo. Quel rude sintetismo che ora, purtoppo appaga e, pur nella rozzezza concettuale, dà risposte chiare alla gente semplice. Scusa la forma del commento, scritto di getto Gaetano Grillo 2) 29.5.2008 - Inserito da giovanna.leone carissimo guglielmo, sono d'accordo che bisogna ripartire dal sociale. non da costruzioni, per quanto brillanti e raffinate, di forme partito più o meno estenuate, ma da una presenza vicina e comprensibile (cioè mediata da azioni significative, più che da discorsoni) alle persone più in difficoltà, nei luoghi dove esiste un disagio. disagio ce ne è moltissimo, e può essere manipolato con facilità (e sprezzo della moralità, un aspetto che va denunciato esplicitamente nel nostro discorso, credo, quella parresia cui giustamente spesso ci richiama enzo bianchi oggi, ma ha fatto lo stesso foucalt ieri, quando chiamò per nome francamente l'aids, la sua ultima lezione ai suoi alunni benpensanti prima di morirne). anche i cristiani del pd dovrebbero parlare chiaro, penso, denunciando come le fragilità sociali vengono trasformate in paura, parola d'ordine di chi lavora a dividere e isolare per potere meglio dominare, che non va assolutamente accettata come terreno di dialogo, per non contribuire in nulla a queste manipolazioni intelligenti e spietate. noi dovremmo invece rivendicare con orgoglio, le tante volte che c'è e che c'è stata, la nostra tradizione ineccepibile nella scelta degli ultimi (penso all'uso indegno del nome di don lorenzo milani di questi ultimi giorni). bisogna credo ripartire da lì: dal servizio a chi è in difficoltà (le tante povertà, non solo economiche ma di isolamento sociale o disorientamento e scoraggiamento morale), magari proprio, per chi lo crede vicino al suo modo di fare politica, ripartire dalla scuola che continua, nell'indifferenza generale, la sua lotta ormai quasi eroica di rinascita culturale del nostro paese. ciao, giovanna 3) 29.5.2008 - Inserito da smbari sarebbe opportuno un conclave delle forze di opposizione prima della pausa estiva per individuare strategie e magari gia' un candidato ombra alla alla carica di sindaco giovanni petruzzella via palummo 8 p.s. prima si riparte e meglio e' gia' la gara e' cosi' in salita 4) 29.5.2008 - Inserito da mariobosco2004 Credo sia tempo di ripensare sulla sinistra moderata, l'unica rimasta, dal momento che la cosiddetta sinistra estrema è ormai preda di una volontà di autodistruzione tipo muoia Sansone con tutti i filistei. L'infantilismo politico, il frazionismo, l'io sono comunque migliore di tutti, se posso avere di più non è meglio, io rappresento il popolo, etc. frasi dette e non dette ma fatti certi e dimostrabili. Tornando a noi credo dobbiamo affrontare la riflessione su che cosa significa essere oggi dalla parte della gente: non con la spocchia di chi vuol "insegnare" al popolo bue, bensì con quell'attenzione che si può e deve dare ad un popolo "adulto serio e responsabile" e soprattutto titolare dei diritti del cittadino e non suddito di uno Stato autoreferenziale. Basta con un'amministrazione che "non si fida" nè dei suoi dipendenti nè dei suoi cittadini. Basta con un ceto politico di professionisti ormai slegati dai problemi, dalle necessità e purtroppo perfino dalla riflessione sul come sostenere i cittadini a realizzare i loro sogni, i loro diritti. Basta con un ceto politico asino nominato dai maggiorenti per poterlo usare come massa di manovra. Basta col blaterale di "talenti, merito, etc." e poi osannare al sultano il cui unico merito è quello di essere nato sultano, nominare e sostenere solo amici, parenti, sostenitori con il loro pacchetto di voti. E soprattutto basta con una politica pervasiva di tutta la vita dei cittadini costretti a schierarsi per ottenere come "favori" i più elementari diritti. Scusate per questo sfogo ma penso che se non avremo la forza di discutere con chiarezza e senza tabù rimarremo a piangerci addosso per troppo tempo.... 5) 30.5.2008 - Inserito da grazia.solazzo Propongo, a spese del nazionale, un laboratorio in un piccolo o medio centro del ns Sud. Un laboratorio sovvenzionato dal partito. Ebbene si, bisogna metter mano al portafogli (può essere vi siano bandi europei di finanziamento a proposito ... ). Un laboratorio ove siano presenti facilitatori che permettano la partecipazione democratica. Facilitatori della comunicazione essenzialmente. Comunicazione assente a vari livelli e che estromette la gente comune. Facciamo che sia un grande gioco, ambientiamolo, si avvicineranno adulti diffidenti, giovani e bambini. E' un'idea lontana dalla politica che si esercita oggi ma potrebbe essere un'alternativa. Niente di molto artefatto, obiettivi vicini alla gente. Torno a faticar. Buon lavoro a tutti. Grazia 6) 30.5.2008 - Inserito da francesco.neglia Caro Guglielmo, sono anche io molto preoccupato per il processo di "balcanizzazione" in corso all'interno del PD. E pure una giustificazione c'è :luoghi comuni di discussione ancora non ce n'è. insomma , al momento, siamo al partito degli iscritti alle vecchie filiazioni. Gli altri, tutti gli altri, quegli oltre 3 milioni sono fuori, in attesa. 1. C'è un ruolo che la Puglia può svolgere per promuovere l'ambizione di un PD meridionale. Abbiamo già vissuto una fase che ci ha accompagnato dall'emergere di singole personalità a più imprese collettive. I nomi li conosciamo, le imprese pure. E conosciamo pure le forme e i modi dei percorsi: nessuno venga a dirmi che bisogna inventarsene di inediti. Contano il contatto persona per persona, l'attenzione ai problemi quotidiani, un orizzonte da disegnare....... 2. Diffido della banalizzazione dei messaggi , sia per i contenuti sia per i comportamenti. Non è "leghizzandoci" che risolviamo i problemi. Anche in questo caso poco o nulla da inventarsi: etica comportamentale (poche auto di servizio e più umiltà); poco scimmiottamento di culture che non ci appartengono (se qualcuno vuol partecipare alle ronde lo facesse, ma non dicesse che appartiene al nostro mondo). 3. In cima alle preoccupazioni dei nostri conterranei c'è l'ansia per le difficoltà economiche e l'angoscia per il futuro dei propri figli. Quando vengono messi in discussione sia il quotidiano sia la prospettiva la voglia di ascolto si azzera. E con essa muore la voglia di partecipare. Un fraterno saluto Franco Neglia 7) 1.6.2008 - Inserito da mike.dicarlo Intervengo semplicemente per condividere pienamente l'analisi di mariobosco 2004. Ecco, chiediamoci seriamente cosa voglia dire stare dalla parte della gente ..... perché tanti, troppi, anche nel PD, pensando di stare dalla parte della gente utilizzano la politica per interessi di carriera e di parte. E' sempre più urgente e necessario intenderci sul fatto che per governare la “cosa pubblica” bisogna essere uomini liberi, distaccati da passioni e vizi, capaci di non anteporre le logiche di partito, gli interessi personali, di gruppo, di carriera a quelli pubblici della città. Questa era la scommessa e la sfida alla base della nascita del PD. Michele Eugenio Di Carlo 8) 3.6.2008 - Inserito da .... Abbiamo creduto di contribuire alla nascita di un partito nuovo, fatto di idee e di gente che si ritrova intorno alla realizzazione di un progetto politico che è essenzialmente progetto culturale, la nascita di una nuova cultura politica. Ma quanto tutto questo ha realmente accomunato la gente che oggi anima il partito? Si ha la sensazione di essere ancora più soli perchè intorno sventolano le bandiere dei vincitori e le logiche di gruppo , quelle si organizzate ed unite , nell'attuazione di una politica di pulizia dallo straniero, dalla sinistra, dal diverso. La realtà appare nuda e cruda in questa infinità di dibattiti di partito dove trapela l'intento, ancora una volta, di organizare le fila in funzione di una ennesima competizione elettorale,(provinciale) si costituiscono correnti e sottogruppi. I veri problemi, quelli dell'identità e della condivisione nel nostro partito e quelli del rapporto con la gente sono del tutto assenti. In tutto questo che fare? ben venga la lettera aperta di Guglielmo Minervini e ben vengano le nostre riflessioni, le delusioni e la rabbia assolutamente non sopita da questo ingranaggio che continua a muoversi tra mistificazione e realtà. Nessuno dei dirigenti del partito, ad ogni livello coinvolti in questa disfatta della sinistra, ha confessato che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare mettendosi al servizio del cittadino e di quella comunità più o meno ampia in cui ognuno opera in rappresentanza del partito democratico. Ritornare alla piccola comunità , condividerne i disagi , assumere quel ruolo di accompagnamento nella percezione del disagio e delle possibili soluzioni e creare il coinvolgimento degli eletti perchè comprendano i veri bisogni della gente ed elaborino soluzioni rispondenti, tornino ad essere uomini politici e non divi di tournè elettorali Ci muoviamo in un mondo dove regna la logica del potere, del possesso materiale dei beni, del pragmatismo esasperato, ma in tanti sono esclusi, sono in povertà valoriale prima ancora che economica. In sostanza credo che le sorti del partito democratico siano in mano ai piccoli uomini disillusi ma tenaci che nelle comunità territoriali possono aver cura del contesto sociale ed essere in grado di lasciar emergere un nuovo modo di pensare e fare politica, di rinsaldare i legami allentati, di costruire quell'habitat dove potrà attecchire ed essere compresa una nuova cultura politica che noi riteniamo debba appartenere a pieno titolo al PD. E se questa può essere la strada giusta ben vengano i forum, ed i luoghi di incontro, le piazze di partito, dove si discutono i problemi della comunità e si illustrano le possibili strategie di opposizione, di soluzione, di intervento con riflessioni e analisi (l'azione di governo per le politiche giovanili dell'ass.Minervini in questo senso è magnifica. Grazie); ben venga la sinergia con le associazioni del territorio, anche quelle di categoria, per garantire un'attenzione costante al contesto sociale, economico, culturale territoriale della città e costruire insieme un luogo di crescita individuale e collettiva. Ho compreso da tempo che le discussioni e le ricerche di condivisione rispetto a intenti assolutamente non coerenti con le idee dichiarate servono davvero a poco . Ed allora ricerchiamo la nostra condivisione nell'azione, misuriamoci e confrontiamoci con questo fare, ricerchiamo il contatto sociale, almeno veniamo fuori da questo torpore della politica di sinistra che rischia di pregiudicare l'opportunità che tanti hanno visto possibile nella nascita del PD. E qui dovrebbe funzionare l'organizzazione di partito, quella possibile formazione cui accennava il commentatore Grillo ora rimessa alla buona volontà dei singoli. Parliamone ancora 9) 11.6.2008 - Inserito da leonardo.palmisano Ho letto con attenzione la lettera aperta di Minervini e, come ho già detto a molti miei amici e conoscenti, credo che il modo in cui la sinistra italiana reagirà alla sconfitta sia ben più importante della sconfitta stessa. Una settimana dopo le elezioni ho fatto un'analisi-appello su Nazione Indiana (http://www.nazioneindiana.com/2008/04/26/i-numeri-la-pancia-la-ricostruzione/), e credo che, se avrete voglia di leggerla, potrete vedere come ci siano dei punti di contatto tra la mia visione della situazione e quella di Minervini. La grande occasione della sinistra italiana, oggi, sta nella possibilità di rifondarsi del tutto - dopo quindici anni di tentativi di rifarsi il trucco. Cercare di somigliare a chi ha vinto le elezioni vuol dire continuare a tradire gli elettori e se stessi. È da noi che dobbiamo partire - per vincere di nuovo, o anche per perdere sapendo CHI davvero ha perso. L. ::Commenta l'articolo (solo per gli iscritti alla newsletter) Il commento sarà pubblicato dopo la valutazione della redazione. Ritorna alla home |
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